Monday 20 february 2012 1 20 /02 /Feb /2012 08:14

La Storia ci insegna che – nel contesto della vita umana – ci sono due sole maniere di potersi aggregare con altri nostri simili per tentare, assieme, di fare qualcosa:

1. la prima, quella naturale e tradizionale (in senso greco e romano), suggerisce che – indipendentemente dalle idee o dai punti di vista di ciascuno (quot homines tot sententiae) – è sufficiente stare (fisicamente e psicologicamente) bene assieme nella vita di tutti i giorni (ciò che, ovviamente, non è possibile verificare in chatt o per mail!) ed avere la comune volontà di perseguire un medesimo obiettivo: ad esempio, il bene comune della societas a cui si appartiene;

2. la seconda – che io considero innaturale, astratta e totalmente sovvertitrice dei principi e dei valori fondamentali delle antiche societas naturali – è quella che ci è suggerita dalla visione ideologica della vita e della storia; “visione” che è stata studiatamente ed interessatamente inculcata alle nostre popolazioni dalla colonizzazione culturale che stiamo subendo, ormai, da all’incirca 17 secoli, e di cui la stragrande maggioranza, per semplice “riflesso condizionato”, continua ad essere direttamente o indirettamente vittima.

La prima maniera – che si inserisce perfettamente nella dinamica della vita e della Storia – è fondata sulla constatazione che gli uomini sono tutti unici, originali, irripetibili e complementari (in questo caso, se intelligenti…). E’ nella differenza (incontro, scontro), infatti – purché si sia coscienti di fare parte della medesima societas (esse ergo sum), e ci si impegni a perseguire il bene comune (koinos bios) – che c’è lo scambio. Dunque, l’affinamento, il perfezionamento e la crescita. In altre parole, la Civiltà.

La seconda maniera – che è palesemente in totale contraddizione e contrasto (anche se molto pochi, ormai, ai nostri giorni, sembrano accorgersene…) con la dinamica della vita e della Storia – pretende che gli uomini siano tutti uguali, e che l’aggregazione umana possa realizzarsi, a partire da una (presupposta) comune idea o da un (ipotizzato) comune punto di vista.

Dove risiederebbe, dunque, in quest’ultimo caso, la contraddizione in termini e l’assurdo e drammatico contrasto con l’effettiva dinamica della vita e della Storia?

Se si riflette un attimo, ci si accorge immediatamente che se, per pura ipotesi, riuscissimo davvero a convincere tutti a pensarla allo stesso modo, ci ritroveremmo, tutti, a far parte di un medesimo, statico ed inanimato “museo delle cere”. Insomma, non avremmo più nulla da dirci!

Se, invece, come spesso avviene, riuscissimo soltanto a convincerne una parte (convenzionalmente, in quanto nessuno, in realtà, può pretendere riuscire esattamente a pensarla come un altro…), contribuiremmo esclusivamente a creare una nuova ed aggiuntiva “fazione ideologica”, a quelle che, purtroppo, già esistono. E che, dal 313 delle nostra era, hanno direttamente e particolarmente contribuito alla distruzione verticale, orizzontale ed obliqua delle nostra antiche Società.

Se è questo che vogliamo… Continuiamo pure, a lunghezza di giornata (e qualche volta, pure di notte…) a chattare anonimamente ed impersonalmente sul Web con i nostri simili ed a litigare tra di noi (ognuno, evidentemente, credendo di essere l’unico possessore visibile e tangibile della “verita” assoluta ed indiscutibile!), come degli utili idioti, da dietro la comoda tastiera del nostro inanimato e virtuale computer, alimentando contemporaneamente e stoltamente la nostra individualizzazione e compartimentazione forsennata, fino alla nostra completa ed inevitabile autodistruzione psichica.

Se non lo vogliamo, prendiamo il Web per quello che effettivamente è: una maniera come un’altra per entrare occasionalmente in contatto con persone terze. Ed una volta stabilito il contatto formale, tornare nella realtà, incontrarsi e conoscersi fisicamente, per verificare concretamente se si sta bene assieme, oppure no.

L’anthropos che è in noi e l’istinto che lo caratterizza – grazie alle radiazioni, ai feromoni, alle cariche emotive, etc. che il nostro corpo emette o trasmette – ci indicheranno se “l’altro” conviene o meno alla nostra natura.

Se ci accorgeremo che stiamo bene assieme (insomma, che non ci facciamo reciprocamente schifo, disgusto, orrore o repulsione), avremo constatato il pares cum paribus facillime congregantur dei Latini. E se riusciremo ugualmente a fissare un obiettivo comune da raggiungere, qualsiasi traguardo diventerà immediatamente possibile. Anche quello di riuscire immancabilmente ed efficacemente a ricostruire, pietra su pietra (ed ognuno portando la “sua” pietra al cantiere…), il tessuto connettivo della nostra antica ed imperitura Civiltà.

Alberto B. Mariantoni ©

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Sunday 19 february 2012 7 19 /02 /Feb /2012 20:47

Di fronte al disastro verso cui ci stanno portando vediamo il prolificarsi di gruppi e singoli che vogliono ribellarsi contro lo strapotere dei banchieri e dei Governi a loro asserviti.

L’azione fin qui intrapresa, se non viene gestita in maniera unitaria, rischia di essere sterile, si fa la fine degli emigranti.

 La strategia del potere è sempre la stessa: dividi finchè puoi. Non illudiamoci di cambiare il volto del mondo, di spezzarne le illusioni, di condurlo al contrario di quanto sinora è stato considerato desiderabile, piacevole, “civile”, con qualche intervento su facebook.

L’attacco capitalista sferrato contro i popoli, oggi la Grecia, domani sotto un altro, è di una ferocia e crudeltà  inaudita, mai registrata prima, prova ne sia che i banchieri, che evidentemente non si fidano più della servitù, sono scesi in campo con loro uomini.

Hanno, di fatto, cancellato  la democrazia così come l’abbiamo conosciuta, oggi i Presidenti del Consiglio sono ridotti al rango di amministratori condominiali, prendono ordini dalla BCE, l’unica differenza con l’amministratore condominiale è che non si può licenziare, vedi il tentato referendum greco, di fatto abolito dalla volontà  della BCE, l’indecisione se far votare o meno i greci ad aprile,  la nomina di Monti ,il nuovo tecnico in Romania ( sempre nominato ), un altro uomo Goldman Sachs in Irlanda, il nuovo trattato europeo che, di fatto, passa la gestione del potere nelle mani dei tedeschi, il chiosare, da più parti, che serve una sola “ centrale “ politica per tutti gli Stati europei, naturalmente nominata.

Ed i popoli ? La volontà dei cittadini ? La libertà, vera, di poter scegliere il proprio destino?

Secondo il nostro punto di vista è assolutamente necessario passare da una società rappresentativa ad una società partecipativa. Ad una società socialista  – termine che non ha bisogno di aggettivi qualificativi – e per noi il socialismo è il prevalere del bene comune contro il bene privato.

All’orrenda violenza capitalista dobbiamo rispondere con lotte di popolo mirate, sempre ed esclusivamente nei canoni della democrazia, dobbiamo rispondere come risposero a loro tempo Marx e Pound passando per La Rochelle.

Crediamo che sia giunto il momento di aggregarci in un unico Movimento di Liberazione Nazionale, senza essere omologati e senza voler omologare nessuno, lo chiediamo a tutti quei gruppi e singole persone  che intendono lottare per raggiungere l’obiettivo di cambiare questo sistema, lo chiediamo a tutti i “ delusi “ dalle loro precedenti  esperienze politiche, siano esse di destra o di sinistra ( non ce ne frega niente da dove vengono ), al di sopra delle loro “ tendenze politiche”, delle loro provenienze ambientali e culturali, delle loro stramaledette classi  economiche, che cominciano finalmente a ribellarsi al clichè balordo della società capitalista.

Il Movimento, meglio Coordinamento, che intendiamo  proporre non è fondato su nessuna ideologia. Consideriamo infatti le ideologie una sorta di droghe più degradanti e pericolose di quelle chimiche; astratte e neutrali costruzioni di teorici, che non hanno avuto altro scopo e risultato che quello di fornire una falsa patente di nobiltà  “ scientifica” alla cinica avidità dei mercanti o al complesso di inferiorità del cosiddetto proletariato.

E’ la società che deve cambiare.

Uomini completamente condizionati dalle ideologie spareranno a zero “ da ogni direzione” contro di noi, anche se la loro stessa salvezza dipende dalla nostra vittoria.

Con l’intento di dare vita ad un coordinamento unico invitiamo tutti i gruppi a presenziare, con loro rappresentanti, e le singole persone alla riunione che abbiamo l’intenzione di indire a  ( luogo da concordare insieme ) il ( la  data precisa la stabiliremo insieme).

L’ordine del giorno della riunione sarà di carattere minimale, due soli punti, per il semplice motivo che, una volta dato vita al coordinamento, sarà quest’ultimo a raccogliere le varie proposte, farle girare, concordarle, ed una volta concordate trasformarle in programma. Il coordinamento deve fare da Laboratorio per elaborare il programma, poi il programma verrà consegnato al Movimento di Liberazione Nazionale ( o come vorremmo chiamarlo) che dovrà operare per l’attuazione del programma stesso.

1)  Dare vita ad un coordinamento di gruppi e singoli che concordano su due obiettivi fondamentali: Sovranità Nazionale e Sovranità Monetaria

Per le adesioni, suggerimenti e critiche è meglio usare l’area commenti del blog sotto questo articolo, per non disperdersi in mille rivoli oppure al nostro indirizzo mail:  ipharra-fc@alice.it

Se viene aggiornata l’area commenti tutti sapranno tutto, se volete usare la mail sarà nostra cura far girare a tutti le varie informazioni.

Abbiamo il dovere di organizzarci per contrastare la più squallida delle dittature che ci stanno imponendo: quella del denaro.

O uniti o si sparisce.

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Sunday 19 february 2012 7 19 /02 /Feb /2012 20:43

 

Gli emigrati, les émigrés, furono nel 1792 quei nobili francesi che fuggirono in Inghilterra o in Germania per scansare la ghigliottina; e lì, generalmente, passavano il tempo a litigare fra loro su chi poteva vantare più illustri antenati; chi aveva diritto alla carica di siniscalco o di ciambellano di corte; chi era più parente e più amico del re; e quando il re finì anche lui decapitato, sopra le complicate questioni dell’eredità del trono. Il quale trono e la quale corte non esistevano più, e se vent’anni dopo tornarono alla luce, non fu certo per le aristocratiche chiacchiere degli emigrati. Lo stesso per quella categoria ancor più patetica che furono gli emigrati russi verso il 1930, i quali  facevano i camerieri e tassisti a Parigi e a Roma, però continuavano a chiamarsi granduca o conte, e cercavano fanciulle mezze matte con la faccia di Anastasia. Ecco, un poco o tanto siamo emigrati in patria, noi gruppettari di facebook.

 

È ovvio che tutti questi gruppi, e le loro slegate attività, e i loro sporadici successi e brevi momenti di gloria seguiti da lunghi letarghi, intanto impediscono qualsiasi coordinamento per finalità pratiche; e, quel che è più grave, favoriscono la confusione ideale, anzi l’assenza sempre più marcata di un Progetto capace di opporsi in maniera organica contro questo sistema.

 

Sicché manca un coordinamento  francamente ribelle ed antagonista al sistema che propugni nei modi opportuni analisi e soluzioni di cui (è bene ricordarlo, ogni tanto) sono incapaci e i morti mondi neo-fascista, marxista e il crisaiolo capitalismo.

 

Così, come siamo messi, non contiamo niente, e il mondo si fa un compiaciuto dovere di non nominarci nemmeno. E invece, messi assieme saremmo parecchie migliaia; e di questi, una percentuale altissima di potenziali attivisti, sia pure ciascuno per la sua parte e per quello che può; e con una sorprendente presenza negli ambienti giovanili che i partiti ufficiali non si sognano nemmeno. Sta a vedersi se vogliamo lasciare che questa potenzialità si estingua per vecchiaia, o si può fare qualcosa. Io suppongo, o almeno spero di sì, e su due piani: quello della battaglia culturale, e quello dell’attuazione di un programma comune di lotta.

 

 Il vuoto culturale dell’Occidente è torricelliano. Per mezzo secolo la sua fede ufficiosa è stata di sinistra, in versione marxiana o socialdemocratica, mentre il capitalismo si preoccupava sì di far soldi e potere, ma non di giustificarli con un’idea. Quando ne è stato costretto, ha riesumato in fretta e furia il liberismo del XVIII secolo, per altro in una veste rozza e superficiale. Quel poco che rimane di sinistra si va inventando terze vie che sono la supina accettazione del liberismo corretta con un tantino di assistenzialismo pietistico, parlare del mondo neofascista è una pura perdita di tempo, tanto sono legati partiti e partitini alle cadreghe e non perdono occasione per appoggiare il liberista di turno. Queste analisi sono carenti e vecchie, mentre manca ogni progetto globale di interpretazione e governo della postmodernità e del postindustriale. Ma c’è una sola idea capace di gestire la modernità, ed è quella che deve scaturire dalle Comunità di Popolo; quello che manca è lo strumento politico per affermarla. In concreto, è urgente recuperare tutti les émigrés di tutti i gruppi e gruppetti e quelli senza gruppi, e tentare di unificarli. Un’impresa da niente, vero?

 

 Come? Elaborando un progetto dal basso, che parta dalle Idee popolari, da quelle della massaia, per intenderci (Napoleone disse che la forza di un esercito sono i suoi sottufficiali).

 

 Cominciamo dunque con l’indire una riunione, ma con le seguenti regole: ordine del giorno categorico ed obbligo di restarci; rigorosa puntualità e rispetto dei tempi; digiuno durante i lavori, non si esce finchè non è stato stilato un documento di accordo tra gruppi e singoli.

 

Insomma, una vera riunione, non la solita simpatica serata fra amici con canti più o meno rivoluzionari. Quindi, elaborazione di un documento che impegni sul serio i firmatari e i gruppi rappresentati, e che preveda tappe e scadenze concrete.

 

 Da questo incontro deve nascere un altro partito? Certo che no, perché l’Italia di tutto può avvertire il bisogno, tranne che del sessantesimo partito “nuovo”.

 

Creazione di un movimento politico dove tutti siano rappresentati, mantenendo le proprie specificità.

 

 

Dove può essere trovato il consenso? Nelle torme di disoccupati, tra i giovani laureati senza speranza e tra i loro genitori che si sono affamati per laurearli, tra i disgustati dei saltafossi e voltagabbana, tra gli Italiani onesti, che si spera non si siano ancora del tutto estinti.

 

È una proposta che forse merita una replica; e chi ne ha di migliori, le affacci. Purché non siano di continuare a perdere tempo in piccole inutili liti e far la fine degli emigranti: i quali videro sì tornare sul trono il re, ma era un altro e poteva fare a meno di loro.

 

A cura di Claudio Marconi


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Wednesday 15 february 2012 3 15 /02 /Feb /2012 12:27

I fatti della Grecia ci inducono a qualche considerazione sconveniente.

Abbiamo visto che in quel Paese il liberismo sfrenato di BCE, UE e FMI ha dato il meglio di sé ed ha applicato alla perfezione il suo postulato principale: “ si può fare tutto ma in base ad una procedura”.

Anni fa, in mirabili pagine, Josè Antonio scriveva: “ poco importa al liberalismo che un popolo decida di suicidarsi, purchè il proposito di suicidio sia regolarmente sottoposto alla procedura elettorale “ ( maggio 1934 ) e continuava “ Lo Stato liberale non crede a niente, tantomeno a se stesso. Assiste a braccia conserte ad ogni sorta di esperienza, ivi comprese quelle destinate a distruggerlo. Gli basta che tutto si svolga seguendo talune regole procedurali”.

Per il liberismo, i popoli, le nazioni, non sono interlocutori principali, ma secondari e neanche molto significativi. Il suoi interlocutori privilegiati sono le ditte, le multinazionali, il mercato, non le nazioni ed i popoli.

Con questo pensiero hanno distrutto quel che restava delle Comunità di Popolo, Comunità nelle quali una qualsiasi persona era disposta a sacrificarsi e ad operarsi per il bene della Comunità stessa. Nella società mercantile, voluta dal liberismo, nessuno è più disposto a sacrificarsi per la Comunità, nessuno vuole più accollarsi il fardello dei doveri per la semplice ragione che ha abituato, quel che resta del popolo, a dare la priorità ai diritti rispetto ai doveri.

Lavorare è un dovere. Io mi presento in una qualsiasi azienda dicendo quello che so fare, e questo è il dovere verso il quale mi impegno, a fronte di questo mio dovere chiedo dei diritti, solo allora, se io adempio al mio dovere e l’altro non adempie ai diritti, bisogna agire e pesantemente.

L’assunto delle Comunità è diametralmente opposto a quello del liberismo: lo svolgimento del dovere mi da accesso a dei diritti.

Se così non fosse qualsiasi tipo di società è destinata alla morte per il semplice motivo che nessuno intende più impegnarsi per essa.

Castoriadis descriveva in maniera ottimale quello che sono le odierne nazioni:

“ Le società occidentali sono assolutamente decomposte. Non esiste più al loro interno una visione d’insieme che permetta di determinare e di applicare una politica….Le società occidentali non sono più, praticamente, degli Stati…..Sono semplicemente agglomerati di lobbies, che tirano a campare alla giornata, ma ognuna delle quali è capace di bloccare qualsiasi azione contraria ai suoi interessi”.

Per noi l’Idea fondamentale è che sono le Comunità di Popolo, e di conseguenza le Nazioni, il soggetto principale della vita civile. L’economia deve essere posta al servizio della Nazione e non viceversa, come avviene oggi.

L’economia è un mezzo politico, non un fine a se stesso. Essa deve contribuire a rinsaldare e rinvigorire la sovranità e l’indipendenza nazionale, è ora di dire basta a tutti quei cialtroni della stampa e della televisione di regime, per non parlare dei politici, più o meno mascherati da tecnici, che ci propinano, da mane a sera, che è necessario rinunciare alla sovranità nazionale a favore di questa Europa, della BCE e delle banche, per restare in questo circuito mortale.

Abbiamo visto quale è la solidarietà europea di fronte al dramma della Grecia. Questa storia ha dimostrato, come se ce ne fosse stato bisogno, che questa Europa è morta, che questa Europa è una vecchia baldracca che ha puttaneggiato in tutti i bordelli contraendo tutte le infezioni liberal-capitaliste.

Questa Europa ci ha dimostrato, in maniera lapalissiana, come con l’intrigo economico si distruggono gli Stati, si azzera la sovranità nazionale, si considerano i cittadini al pari dei bancomat: spremere finchè c’è sangue, e quando il sangue sarà finito, che muoiano tranquillamente, non ci interessano più, non c’è più niente da prendere, sotto un altro.

I soliti cialtroni, chiamati mass-media, ci vogliono far credere che la crisi è mondiale, ma non è così, la crisi è di questo occidente americanizzato, prova ne sia che Cina, Brasile, India e tanti altri non hanno la “nostra “ crisi, ne sono immuni.

Questo sistema ci sta portando alla catastrofe ed alla fame, questo sistema sta travolgendo l’intera Europa, questo sistema ci sta dimostrando che la crisi è del capitalismo, che non è né sistemica né monetaria: abbiamo poco tempo per reagire. Costruiamo l’azione di riscossa delle Comunità di Popolo.

Claudio Marconi

IL RIBELLE

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Sunday 12 february 2012 7 12 /02 /Feb /2012 23:59

 

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